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I simboli
del cielo
Nati dalla pratica della Festa, concepiti per una platea che si
misura con le decine o centinaia di migliaia di spettatori, costruiti
per grandi spazi aperti, sconfinati in superficie e in altezza,
consacrati attraverso la partecipazione ad alcuni dei più
importanti Festival teatrali del mondo, gli spettacoli della Compagnia
di Valerio Festi sviluppano un'idea di teatro originale e coerente.
Drammaturgicamente si riconoscono per i temi cosmici: raccontare
gli angeli, celebrare la fortuna, ascoltare i pianeti, far rivivere
il mito. La forma di queste rappresentazioni è allegorica
e la struttura è quella di un concerto per elementi. Il linguaggio
è fatto di simboli forti ed immagini memorabili, sostenuti
da testi e musiche di respiro elevato, capaci anche di suggestioni
didascaliche. L'esecuzione è affidata a professionisti dello
straordinario: giocolieri dell'acqua, danzatrici sospese, scenografi
magnificenti, voci e suoni celestiali, artisti del volo, poeti dell'aria
e del fuoco
Queste caratteristiche compositive assicurano
alla Compagnia di Valerio Festi la possibilità di rinnovare
continuamente le opere in repertorio, declinandone la struttura
per creare spettacoli ad hoc, connessi ai progetti per le città.
Nelle occasioni più teatrali gli spettacoli si presentano
in forma definita, sotto i seguenti titoli:
L'Allegoria della Fortuna - Degli Angeli e della Luce - Cosmogonia
- Pianeti
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L'Allegoria della Fortuna
Raffigurata come donna cieca, con i piedi alati sopra una ruota,
segno della sua instabilità, munita di cornucopia a significare
il facile arricchimento o di un timone, con cui guida il destino
degli uomini, la Fortuna (la Tiche dei Greci o l'Iside degli Egizi)
rappresenta la natura femminile, così come l'acqua e la
luna. E sono questi i simboli costitutivi dello spettacolo che
utilizza danzatrici su trapezi appesi a palloni in movimento e
azioni coreografiche su macchine sceniche dorate, incendi pirotecnici
e palcoscenici semoventi, immagini fantastiche filtrate attraverso
le acque e sfere armillari colme di luce come bianche comete sospese
in una danza sulla testa degli spettatori. Creato in occasione
della riapertura dell'omonimo storico teatro a Fano, lo spettacolo
ha avuto numerosissime repliche italiane (tra l'altro a Trento,
Brescia, Modena e Foligno) e, all'estero, a Bilbao e a Reykjavik.
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Gallery
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Degli Angeli e della Luce
Si parla molto degli Angeli negli ultimi tempi: mostre, inchieste,
film, convegni ne hanno riproposto l'iconografia, la devozione,
la riflessione filosofica su funzioni e senso. In questo spettacolo
"Gli Esseri di Luce" sono il tramite per evocare il
non raccontabile, una memoria meta-storica che è insieme
tradizione e eternità - il nome da dare ad energie, misteri
o gesti fondanti che appena percepiamo come sentimento di altre
dimensioni dell'essere. Questo luogo dello spirito dove perdutamente
l'uomo desidera essere e di cui infinitamente sente la nostalgia
parla nello spettacolo il linguaggio del volo. L'armonia delle
sfere in cielo e in terra, la purezza quasi incorporea delle figure
danzanti sospese ad invisibili fili tesi a grande altezza, il
respiro musicale della luce, le passeggiate in verticale, sfidando
la legge di gravità, sono le prerogative dell'Angelo, che
prende voce secondo le diverse categorie: arcangeli, cherubini,
serafini, a scandire in tre parti la rappresentazione. Questo
spettacolo ha avuto prestigiose rappresentazioni a Santiago di
Campostela, Madrid, alle Olimpiadi del teatro di Mosca, dove ha
inaugurato la sezione "Teatri del mondo", a Bologna,
capitale europea della cultura 2000, al Festival di Bogotà
e a quello di Spoleto.
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Cosmogonia
La celebrazione della natura, il suo scambio a vista con l'artificio
nel passaggio dalla terra al cosmo in una nuova coscienza dell'infinito:
su questo tema, caro alla scena secentesca ma ancora vivo nell'epoca
in cui la scienza post-quantistica per descrivere i fenomeni
deve far ricorso al linguaggio antico del mito, è stato
concepito un racconto per immagini di ascendenza rinascimentale
e barocca, una rappresentazione di simboli e visioni. Articolato
in quadri che svolgono con continuità un tracciato sincretico
lungo le varie mitologie del cosmo, dalla Teogonia di Esiodo
alle interpretazioni celtica e arabo-normanna, lo spettacolo
si gioca in altezza, con luci proiettate sull'infinito e combattimenti
aerei, con virtuosismi del fuoco e acrobazie tersicoree su macchine
sceniche che sovrastano la testa degli spettatori. Concretizzato
in differenti creazioni, lo spettacolo è andato a Barcellona,
al Festival degli Oceani 1999 di Lisbona, a Milano, a Taormina,
a Napoli, a Istanbul, a Hong Kong.
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Pianeti
Creato su commissione del Festival di Spoleto (1998), questo
spettacolo mette in scena outdoor la composizione sinfonica
di Gustav Theodore Holst "The Planets, op.32" per
orchestra e coro. Seguendo la catalogazione compiuta dallo stesso
Holst, lo spettacolo "ascolta" i caratteri e le funzioni
di ciascun pianeta, dal bellicoso Marte alla serena Venere,
fino al mistico Nettuno, passando per Mercurio, Giove, Saturno
ed Urano. L'atmosfera è onirica: il movimento degli astri
è assecondato da palcoscenici mobili su cui si svolgono
le azioni coreografiche e gli effetti degli elementi concertanti.
Fuoco, acqua e aria, declinati nelle forme proprie della Compagnia
di Valerio Festi, restituiscono il sentimento dell'esplorazione
di questi mondi incredibili eppure così vicini, portatori
di pace e guerra, di gioia e d'illusione, di saggezza e di luce.
Dopo Spoleto lo spettacolo è stato rappresentato a Valencia
e Bilbao.
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